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Francesco e l’infinitamente piccolo

Ma quanto è bravo e delicato Christian Bobin, autore così noto in Francia e così poco in Italia. 

Bravo, perché capace di partire dalla biografia di un santo noto – Francesco del titolo è proprio Francesco d’Assisi – legarla alle storie della Bibbia per chi le conosce come per chi non crede a una parola, superarle tutte con la novità della sua presenza nel mondo e fare un avvitamento sulle nostre, di storie e di vite, pure se non ci conosce per nome. 

Delicato, perché fa tutto questo senza mai forzare la mano e la penna, attraverso una prosa poetica, fluida e… piena d’affetto. Affetto per l’umanità, quindi anche per noi lettori lontani.

“Noi viviamo nelle città, nel lavoro, nelle famiglie. Ma il luogo in cui viviamo, in verità, non è un luogo. Il luogo in cui viviamo veramente non è quello in cui passiamo le nostre giornate, bensì quello in cui speriamo, senza conoscere ciò che speriamo, quello per cui cantiamo, senza capire cos’è che ci fa cantare”.

Ecco, le pagine del suo libretto hanno il merito, secondo me, di farci vicini, di confortarci, di renderci curiosi e meno paurosi. Categorie mica da poco, ultimamente. E poi sono piene di immagini belle e nuove per rappresentare le tappe della vita di Francesco: assenti i luoghi comuni, la retorica dell’istituzione chiesa, l’amore di melassa.

“Ora sa dove abita l’Infinitamente Piccolo: ai margini della luce di quel secolo, là dove la vita manca di tutto, là dove la vita non è altro che vita bruta, meraviglia elementare, miracolo povero”.

Francesco e l’infinitamente piccolo, Christian Bobin, Edizioni San Paolo, 1994 (trad. Giovanna Troisi Spagnoli)

Ascolta l’audio della recensione (voce di Alessia Rapone, musiche di Sergio De Vito)

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