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Il potere delle parole

A settembre del 2019 è uscito il libro per bambini Il potere delle parole, di Fabiana Ottaviani e Cristina Petit. Che poi “libro per bambini” è un’etichetta se non sbagliata di certo limitante, visto che si tratta di pagine che sono un piacere per gli adulti attenti al linguaggio e un dovere per quelli distratti. Inoltre è un libro proprio contro le parole-etichetta, quelle che usano una parte per indicare e criticare il tutto.

Cos’è il tutto?

La profondità di una persona, la complessità di un territorio, la storia e la memoria di un quartiere, gli stati emotivi che ci abitano e si modificano.

Nel libro per i piccoli le parole-etichetta sono capellona, ciccione, nanerottola… e a noi grandi ci possono apparire semplici parole, simpatiche e perfino innocue definizioni, ben altro siamo abituati ad ascoltare e a dire. E se apprezziamo la delicatezza delle autrici nel rimanere al di qua di ulteriori e più cattive parole-etichetta, basta portare già queste parole nel nostro mondo per scoprire quanto sia facile farle diventare insulto razziale oppure omofobo oppure sessista. “Che c’è di male? E’ solo una batuta, è solo una parola”. E invece il male proprio lì sta: perché farci limitare, chiudere, definire per un aspetto anziché farci scoprire come un tutto complesso e in mutamento?

Come riportato nel numero 8, anno 2014, della rivista The Inquisitive Mind:

“Esistono poi tipologie di etichette i cui effetti sugli spettatori non sono stati ancora approfonditi: è questo il caso di termini che si riferiscono alla forma fisica, come può essere il peso, o di natura sessista. Le poche ricerche sulle etichette denigratorie legate al peso (Brochu & Esses, 2011; Smith, Schmoll, Konik, & Oberlander, 2007; Vartanian, 2010) hanno preso in considerazione parole quali grasso e obeso, che di per sé non sono denigratorie, come potrebbe invece essere l’etichetta ciccione. Ciononostante, gli studi condotti hanno dimostrato che termini come grasso o obeso hanno un effetto più negativo rispetto a parole con una connotazione neutra come sovrappeso. In particolare, sebbene grasso e sovrappeso rimandino a una simile rappresentazione del corpo di una persona, la parola grasso è giudicata offensiva e induce un atteggiamento maggiormente negativo nei confronti di coloro che sono stati appellati in questo modo (Brochu & Esses, 2011). Questi risultati fanno pensare che etichette quali ciccione potrebbero enfatizzare ulteriormente gli effetti negativi sulla percezione del destinatario da parte degli spettatori”.

Stessa cosa, potremmo aggiungere, nel caso di magro che diventa secco, che diventa scrocchiazeppi che diventa scopa vestita e così via. E’ una lunga catena che di parola in parola arriva comunque e sempre alla limitazione nella scatola in cui la parola ci ha messo, la parola sbagliata, s’intende.

E proprio dentro una scatola Cristina Petit mette a un certo punto i bambini del libro alle prese con le parole ricevute con pena e disinvoltura e con le quali fanno i conti, di giorno e di notte quando tornano, le parole, sotto forma di incubi giganti.

Se prendono il tuo posto ti rendono invisibile al mondo”. “Se ci credi diventano realtà”.

Eh già, perché il potere delle parole è questo: ricreare il mondo, dargli senso e significato, spiegarlo e condividerlo. Le parole non solo sono importanti allora ma possono essere pietre, così come possono anche carezza e non far male, anzi. Sono le giuste parole, quelle che portano sorrisi, riconoscimento di meriti, condivisione, fiducia in chi le riceve e in chi le pronuncia, quelle che creano ponti e non alzano muri.

Io dico sono le “parole che si portano avanti” nella costruzione della propria identità e nella conoscenza dell’altro, le parole che ricuciono strappi. Scusa, prego, abbraccio, per esempio, ma ognuno può farsi il proprio sacchetto di parole-carezza da usare in ogni occasione. Attenzione, le parole-carezza non sono romantiche e non appartengono alla fiaba del vissero felici e contenti.

Le parole-carezza si muovono nella realtà di tutti i giorni e sono sempre parole-verità, che aprono a nuove possibilità di conoscenza.

Chi usa le stesse male parole, le parole che limitano e danneggiano gli altri in fin dei conti si chiude alla realtà ma quella in cui vive non è, di contro, una fiaba, piuttosto solo un perenne incubo da ignorante abitatore del mondo.

 

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